GRUPPO SPELEOLOGICO FLONDAR LE GROTTE DEL CARSO TRIESTINO VOLUME II - DARIO MARINI de CANEDOLO - 2011 LE GROTTE DEL CARSO TRIESTINO VOLUME I - DARIO MARINI de CANEDOLO - 2010 TEMPUS EDAX RERUM, ROMA ED IL TIMAVO - APPUNTI DI RICERCA - 2009 IL SENTIERO MILITARE ABRAMO SCHMID - DARIO MARINI de CANEDOLO - 2009 ERMADA - DARIO MARINI de CANEDOLO - 2007 ATTI 26° TRIANGOLO DELL’AMICIZIA - 2006 TRE GROTTE IN RICORDO DI CARLO MARCHESETTI - 2005 STORIA, NATURA E SPELEOLOGIA SUL CARSO DI DUINO - DARIO MARINI de CANEDOLO - 2004 LEGGENDE, DICERIE, MITI E MISTERI DEL CARSO - DARIO MARINI de CANEDOLO - 2004   G.S. FLONDAR TEMPUS EDAX RERUM, ROMA ED IL TIMAVO - APPUNTI DI RICERCA - 2001 Webmaster: Giovanni De Palo  Il titolo prende il nome da un motto di Virgilio sulla caducità delle cose realizzate dall’uomo. È una rassegna delle scoperte archeologiche effettuate sul territorio tra Monfalcone e Aurisina, dove sono numerose le tracce di edifici d’epoca romana, tra i quali varie ville abbellite da pavimentazioni musive. Di particolare interesse le stazioni di posta sulla consolare Via Gemina ed il rinvenimento dei resti di due legionari del I secolo a.C. in un pozzo naturale presso il Villaggio del Pescatore. Il volumetto riporta le poche leggende che riguardano il Carso triestino, compresa quella della Grotta Teresiana o Fioravante, della quale sono state fatte di recente alcune arbitrarie alterazioni. Si parla inoltre delle varie credenze popolari di tesori nascosti dai Turchi e dell’affascinante storia del Castello dei Pagani sul Colle di Nivize, correlata da alcuni precisi riferimenti. È citato anche il misterioso anfiteatro presso Basovizza, la cui origine resta tuttora oscura. Il libro è stato tradotto anche in sloveno. Viene descritto il complesso di sentieri realizzati dall’esercito austro-ungarico per raggiungere, dalla linea ferroviaria, le posizioni sull’Ermada, ritrovati e ripristinati dal Gruppo. Il volume è corredato con i rilievi delle principali grotte naturali presenti in zona, tra le quali la nota Alexander Hoehle e la Grotta del Boscaiolo di Duino, nella quale sono stati rinvenuti i resti di un individuo d’epoca longobarda, oggetto di uno studio eseguito dall’Università di Pisa secondo le più avanzate tecniche d’indagine antropologica. completa il quadro informativo una pregevole carta a piccola scala nella quale sono indicati numerosi punti notevoli presenti sul territorio. Il volume ha per oggetto la Grotta dell’Orso di Gabrovizza, la Grotta Azzurra di Samatorza e il Riparo nell’abitato di Sistiana; in queste imponenti cavità Carlo Marchesetti ha effettuato a fine Ottocento le prime ricerche archeologiche, delle quali vengono esposti i risultati. Per l’occasione il Gruppo ha eseguito nuovi rilevamenti di precisione, trascrivendo centinaia di nomi presenti sulle pareti, tra i quali quelli dei pionieri della speleologia triestina. Sono descritti gli adattamenti che le tre grotte hanno subito durante la Grande Guerra e in particolare il sistema idric per la raccolta dell’acqua di stillicidio, un impianto unico nel suo genere. Impreziosisce il volume uno studio botanico delle piante presenti nelle zone limitrove, compresa una felce mai prima rinvenuta sul Carso triestino. In questo volume sono raccolti gli atti del 26° triangolo dell’amicizia che si è tenuto al Villaggio del Pescatore nel 2006. Viene ricostruita la storia del nodo orografico dell’Ermada, dai primi rilievi dei topografi di Maria Teresa d’Austria alle vicende della Grande Guerra che lo hanno reso famoso, peraltro con notevoli imprecisioni sul ruolo avuto allora dal monte, uno strategico punto di osservazione piuttosto che il ritenuto baluardo potentemente armato. Sono presentati i nuovi rilievi della grande grotta detta impropriamente “dell’Ospedale”, che è la più estesa dell’Ermada e ancora in corso di adattamento a ricovero militare nell’ottobre del 1917; c’è pure un’altra cavità situata in Slovenia che ospitava un impianto per la produzione della corrente elettrica, la stessa funzione svolta dalla Grotta del Motore. Prima di procedere alla stesura del testo del libro sono state effettuate accurate ricognizioni di tutte le alture dell’Ermada, il che ha consentito di produrre una grande carta alla scala 1:3900, sulla quale è indicato l’andamento delle trincee e dei camminamenti, nonchè la posizione delle altre 200 caverne scavate dall’esercito imperiale. Sono riportati anche numerosi elementi interessanti, come le postazioni belliche, steli antiche, raccolte d’acqua e alberi notevoli, nonchè pietraie e muretti a secco non indicati sulle Carte Tecniche Regionali. Com’era prevedibile il libro è stato ristampato nel 2012 ed è in corso un’altra ristampa anche in versione slovena. Nella sua articolata composizione tematica è un’opera non inquadrabile in un genere preciso. La descrizione del percorso realizzato nel 1947 per pattugliare il nuovo confine di Stato è corredata da ampie note del più vario argomento, che sarebbe troppo lungo elencare. L’attento esame del territorio attraversato dai 14 km del Sentiero ha permesso di ritrovare le tracce degli eventi svoltisi qui durante la Grande Guerra, un metodo di ricerca sconosciuto a chi si limita a frugare negli archivi. Si è voluto ricostruire la difficile condizione fisica e psicologica dei nostri soldati, alle prese con l’opprimente clima estivo del carso e con la spietata giustizia militare e ciò in una chiave critica estranea a chi scrive sulla Grande Guerra. Il volume è corredato da cartine espressamente disegnate e da una vasta bibliografia divisa per argomenti. La seconda edizione del volume edito nel 2001 è stato ampliato con un capitolo sui risultati delle ultime ricerche archeologiche sul complesso dei resti d’epoca romana del cosiddetto Castello d’Attila e con una rassegna delle grotte del Carso triestino in cui sono stati scoperti manufatti coevi. E’ stato anche rifatta la trattazione del sito del Mitreo, sulla base di nuove considerazione sul significato del tempio ipogeo. L’idea per questo libro è nata dalla constatazione che nelle schede del Catasto grotte sono quasi del tutto assenti le notizie di carattere storico, per qualcuno molto più interessanti di quelle tecniche. E’ stata fatta così una scelta delle cavità nelle quali sono accaduti fatti poco noti o addirittura sconosciuti. Rompendo un assurdo tabù sono state indicate le grotte dalle quali gli speleologi della Commissione Grotte hanno estratto le salme degli infoibati del maggio 1945, fornendo i nomi di quelli identificati e anche i motivi della loro uccisione. Precedono l’elenco delle grotte, cha va dal numero 1 al 3873, vari capitoli che parlano della personalità del grottista triestino, delle trasformazioni subite dal Carso e dai rapporti che l’uomo della preistoria ebbe con il mondo sotterraneo, oggetto in passato di errate interpretazioni. Questo secondo volume prende in esame le grotte più notevoli comprese tra il numero 3874 ed il 6072, meno ricche di storia rispetto a quelle del primo volume, ma non per questo meno interessanti. Con l’occasione sono stati ricordati vari personaggi che si sono dedicati allo studio di aspetti riguardanti le grotte, dall’entomologia al clima sotterraneo e alla ricerche archeologiche, alcuni dei quali abbiamo avuto il privilegio di conoscere di persona. alla rassegna delle cavità segue una cospicua Appendice che comprende 17 note di vario argomento, non tutte attinenti alle grotte, come ad esempio le incisioni in roccia, le antiche confinazioni d’inizio Ottocento e i quasi tremila Punti Notevoli individuati sul Carso triestino. Da citare per la sua originalità la tabella che riporta le 27 cavità in cui scorre l’acqua di fondo o che recano tracce indubbie di livelli di piena delle stesse. IL CARSO DEL  VILLAGGIO SAN MARCO DI DUINO - DARIO MARINI de CANEDOLO, VALENTINA DEGRASSI, ALICE SATTOLO - 2014 Nel volume è illustrata in chiave prevalentemente storica la zona tra le Terme romane di Monfalcone e il Villaggio detto impropriamente del Pescatore. Ampio spazio è dedicato al territorio del Promontorio Bratina, sul quale vi sono i resti di un sistema viario d’epoca protostorica e le tracce lasciate dagli eventi dei due conflitti mondiali. A completare il quadro monografico ci sono alcuni capitoli che descrivono la morfologia, il carsismo, la flora e la fauna, nonchè uno studio recente sul sito romano detto Castello d’Attila. Il libro si chiude con la ricostruzione delle vicende che hanno portato alla costruzione del nostro Villaggio, il primo tra quelli destinati ad ospitare gli esuli giunti dall’Istria.